Santità: Un dono che rende più vivi e più umani

Sr. Pillar, sostegno di un malato

L’esortazione Gaudete et exultate sulla «chiamata alla santità nel mondo contemporaneo» non è un trattato sulla santità, ma una sua descrizione, così come l’aveva profilata il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium. È l’urgenza di un ritorno all'essenzialità, a ciò che conta per vivere pienamente da uomini e da veri cristiani nel contesto storico attuale.

I santi sono persone che per amore di Dio nella loro vita non hanno posto condizioni a Dio: “Si tratta di lasciare tutto per seguire il Signore. La radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico. Io mi attendo da voi questa testimonianza. I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo”.

La vita consacrata è chiamata a incarnare la Buona Notizia, alla sequela di Cristo, il Crocifisso-Risorto. In concreto, è assumere il suo stile di vita, adottare i suoi atteggiamenti interiori, lasciarsi invadere dal suo spirito, assimilare la sua sorprendente logica e la sua scala di valori, condividere i suoi rischi e le sue speranze, essere sempre protesi verso ciò che mi sta di fronte, verso la meta di Cristo Non siamo chiamati a compiere gesti epici, né a proclamare parole altisonanti, ma a testimoniare la gioia che proviene dalla certezza di sentirci amati, dalla fiducia di essere dei salvati. Rimanere costantemente in ascolto di Dio chiede che queste domande divengano le coordinate che ritmano il nostro tempo quotidiano (Rallegratevi).

La santità è pertanto vocazione, e vocazione vuol dire creazione. La creazione è una chiamata a far uscire dall'indifferenziato, dall'indistinto, attraverso una Parola che separa, che fa differenza e che dona identità perché fa essere. La parola di Dio chiama perché Dio è un Dio che parla. Egli parla e fa esistere, parla e dona vita. Ciò che Egli chiama per nome è, esiste e vive. L’accento pertanto dovrebbe essere su colui che chiama, che convoca perché il compito primario della Parola, prima ancora di informare, è quello di chiamare.

E Dio “non ha creato le cose per gettarle nell'esistenza, ma le ha chiamate per nome: la creazione è un accorrere della creatura alla Parola di Dio” (E. Bianchi). Dio crea l’uomo/umanità a sua immagine e somiglianza perché desidera rivolgersi a un Tu, a qualcuno che possa rispondergli e corrispondergli. Il nostro Dio si svela creando legami: relazione personale con ciascuno di noi che risulta essere così, unico al mondo e irripetibile, soggetto di un dono che è progetto di felicità pensato da Dio dall'eternità da realizzare in cammino con ciascuno di noi. “Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. "Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente” (GE 1).

L’invito alla gioia con cui comincia l’Esortazione è la conclusione delle Beatitudini del Vangelo di Matteo, in cui Gesù invita i discepoli a rallegrarsi anche nelle persecuzioni sofferte a causa del Vangelo. Più che sembrare fuori luogo, l’indicazione di Papa Francesco vuole indicarci il cuore, la parte più segreta del cammino verso la santità, ma anche, che tale chiamata a vivere la santità e, di conseguenza a vivere il Vangelo, avviene, diviene, si realizza nella storia e si coniuga in ogni suo passaggio.

E questo perché quel Dio che è comunione di persone nella relazione reciproca dell’amore, nella storia, in Gesù Cristo si fa carne. La Parola si fa carne: è qualcosa che accade, che avviene, che ci precede nelle intenzioni e nella volontà. Tra l’eternità e la storia, tra lo spazio di Dio, infinito e irraggiungibile e lo spazio dell’uomo, infinitamente piccolo e limitato, Dio e uomo si incontrano nella carne umana, nella fragilità di un corpo, in un volto con cui incrociare lo sguardo, qualcuno da poter toccare, qualcuno con cui camminare (1Gv 1,1-4). La Parola di Dio non è anonima e si rivolge a ciascuno di noi cercando un dialogo, una risposta, qualcuno, un Tu, con cui comunicare.

Il Vangelo, la Lieta Notizia di Dio, è questa lunga storia di incontri in cui la Parola sceglie di diventare linguaggio comprensibile agli uomini, capace di comunicare alla maniera umana la profondità del cuore di Dio attraverso una lunga storia di passaggi, di venute, di inviti e di risposte. Il Vangelo non è una teoria che si applica, ma una vita che si vive. La Parola di Dio vive nella storia e nella storia diventa racconto. È il racconto del Dio con noi, il racconto di Gesù̀ attraverso il quale noi scopriamo che questa parola, che era fin da principio, condivide il faticoso viaggio dell’uomo, tappa dopo tappa, momento dopo momento, fino alla morte, fino alla vita che non muore più.

Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.

Gioia fraternaLasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo che «partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità» (GE 7-8).

Quando Papa Francesco indica la classe media della santità, non ci sta dicendo che ci sono santi di serie A e santi di serie B, come se qualcuno dei santi, soprattutto quelli più conosciuti o che hanno avuto esperienze stupefacenti di Dio, precedono in classifica gli altri che magari si sono segnalati di meno o sono stati meno fortunati nell'essere visti. Dio e il Vangelo si raccontano e si raccontano vivendo la storia di tutti i giorni, così come essa è, così essa avviene e diviene. 

Papa Francesco mette in guardia da una tentazione o pericolo: quello di pensare che si è santi solo se si è speciali e se si fanno cose straordinarie o chissà quali miracoli. La santità è invece la manifestazione di una vita vissuta, in ogni stato, e nella quotidianità, alla luce del Vangelo.

“Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo. Tale missione trova pienezza di senso in Cristo e si può comprendere solo a partire da Lui. In fondo, la santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita. Consiste nell'unirsi alla morte e risurrezione del Signore in modo unico e personale, nel morire e risorgere continuamente con Lui. Ma può anche implicare di riprodurre nella propria esistenza diversi aspetti della vita terrena di Gesù: la vita nascosta, la vita comunitaria, la vicinanza agli ultimi, la povertà e altre manifestazioni del suo donarsi per amore. La contemplazione di questi misteri, come proponeva sant’Ignazio di Loyola, ci orienta a renderli carne nelle nostre scelte e nei nostri atteggiamenti” (GE 19-20).

Sr. M. Amelia Grilli (Roma - Montemario)

20 marzo 2019 

 

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