La sfida di essere sorelle vere, solidali, accanto...
Testimonianza
di Sr Celina da Caltanissetta

Accampamento migrantiIl Progetto della Uisg (Unione Internazionale delle Superiore Maggiori) a favore dei migranti è portato avanti qui in Sicilia da 10 suore in tre comunità diverse, in tre diverse città. Qui a Caltanissetta,  con me, ci sono altre tre suore di spiritualità francescana di tre diverse Congregazioni. Lo spirito di questo Progetto ci chiede anzitutto un impegno continuo a vivere il Vangelo, nella comunione dei carismi.

I migranti che ho incontrato finora, hanno storie molto tristi, difficili da ascoltare e da portare: chiedono ascolto, accoglienza, rispetto, tolleranza, aiuto all’integrazione. Il nostro vivere insieme diventa perciò palestra perché la vera sfida è questa: essere sorelle vere, solidali accanto a loro, soprattutto in questo momento. Proprio in questi giorni hanno iniziato ad arrivare a scroscio lettere di non accettazione delle domande di protezione internazionale presentate dai migranti e quindi,di conseguenza, l’ingiunzione ad andarsene. Dove? Hanno già iniziato a scappare, chi dandosi alla macchia, chi partendo per qualche altro Paese europeo nella speranza . . . che qualche connazionale li aiuti!

Prima di venire qui avevo sentito  molto parlare di migranti accampati sotto i ponti dell’autostrada Catania-Palermo. Le due suore che sono qui dall’inizio ci dicono che quando c’erano gli sbarchi arrivavano qui tanti ragazzi e uomini, e si accampavano sotto i ponti nell’attesa di avere i loro documenti o essere ammessi nel Centro di identificazione ed espulsione che si trova a 4 km dalla città. Ora che l’emergenza è passata sotto i ponti si fermano per qualche giorno quanti già lavorano al nord Italia e ritornano a Caltanissetta per rinnovare i propri documenti. La settimana scorsa sono stata a visitare il luogo e abbiamo trovato solo quattro uomini: un africano, due pakistani ed un giovane del Bangladesh.

La richiesta/necessità iniziale dei migranti era vestiario e coperte  per ripararsi e cibo per sostenersi. Con la Caritas e tanti volontari le suore hanno aiutato molto in quel tempo di emergenza sotto i ponti! Appena entrati nel Centro di accoglienza però i migranti hanno cominciato a chiedere aiuto per imparare l’italiano in modo da prepararsi all’integrazione con la speranza di trovare anche qualche lavoretto saltuario. Quando sono arrivata, ho trovato una ventina di persone per le lezioni di italiano. Da fine novembre ci sono tre classi con un totale di 82 iscritti, che vengono dalle 15,30 alle 17,30 dal lunedì al giovedì. Nei giorni di martedì e venerdì, dalle 10 a mezzogiorno,si sono aggiunte poi una ventina di donne pakistane, (donne che in genere non sono mai andate a scuola). Anche loro chiedono di conoscere l’italiano per meglio seguire i loro figli e relazionarsi con la società.Beh, io mi sono subito inserita in questo programma di lezioni di italiano perché, ad oggi, mi sembra sia il servizio di cui maggiormente hanno bisogno. E dopo, o durante le lezioni, loro chiedono attenzione per raccontare le loro storie, esternare le loro paure, fare richieste di consigli, ecc.

Non sappiamo il futuro di questo Progetto; quella dei migranti qui a Caltanissetta è una realtà molto fluida: vanno e vengono; ora molti vengono espulsi.

Un bel numero di marocchini, pakistani e nigeriani, arrivati negli anni 2000/15, hanno avuto il permesso di soggiorno per cinque anni e hanno fatto richiesta diricongiungimento familiare di moglie, figli, genitori anziani. Si sono stabiliti a Caltanissetta perché qui la vita è meno cara e molti nisseni hanno lasciato le loro case per trasferirsi nelle città del nord Italia. Le donne pakistane allora, soprattutto quelle di etnia Pashtun, hanno chiesto di essere aiutate  per imparare l’italiano.

Noi suore poi collaboriamo anche con la mensa per i poveri della città, gestita dalla nostra parrocchia; con la San Vincenzo nel  seguire le famiglie più povere, la visita/incontro con i giovani del carcere minorile; con la Caritas diocesana per i programmi di alfabetizzazione, doposcuola per bambini dei migranti e servizio di sostegno alle famiglie in difficoltà . Un altro grande impegno è quello di consigliare ed aiutare i giovani migranti ad avvicinarsi agli uffici competenti per ottenere i documenti o per accompagnare quelli che ancora non sanno esprimersi in italiano dal medico o in ospedale.

Come sarà il nostro futuro? Non lo sappiamo, ogni giorno cerchiamo di decifrare richieste e bisogni per scorgerci “un segno” dove Dio ci chiama o cosa vuole da noi. Mi affido, ci affidiamo alla vostra preghiera.

Sr. M. Celina Stangherlin

 

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