La Parola della Croce

La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio….Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio (1Cor 1,18.22-24)

croce e vita giovanni Paolo IIPer molte persone la croce è il simbolo del cristianesimo. Non tutti, però, sono d’accordo che si debba indossare una croce o che la si debba appendere in casa e in chiesa.
La croce, ci dice l’apostolo Paolo, ancora prima di essere un’icona di un uomo crocifisso è una Parola. La croce è quindi innanzitutto una Parola, cioè un evento che accade, un fatto che avviene e, in forza del fatto che essa è qualcosa che si realizza, diventa segno, memoria e immagine da ascoltare e da vedere. La croce allora, prima di essere un discorso sapiente, è un’esperienza da fare, una vita da accogliere.

La Parola della croce, infatti, secondo la Scrittura è innanzitutto salvezza. In che cosa consista poi la salvezza donata all’umanità da Gesù, il crocifisso risorto, ci è rivelata da una parola che fa da filo conduttore nel Nuovo Testamento: Il Padre non ha risparmiato il dono di suo Figlio, il Figlio è venuto a dare la sua vita. La storia della croce è una storia di “consegne”. Il Padre ci consegna il suo unico Figlio (Rm 8,32), il Figlio ci consegna sé stesso (Gal 2,20) e lo Spirito ci è consegnato sulla croce nel momento in cui Gesù dona la sua vita (Gv 19,30). La Pasqua cristiana, il dono del crocifisso risorto, è la storia di un Dio che consegna per amore la propria vita all’uomo. Il Dio cristiano non è il Dio impassibile che sta nei cieli a supervisionare la riuscita del mondo e delle sue creature in esso. Il Dio cristiano entra nella storia, si fa carne, persona concreta, vita vissuta e donata in Gesù di Nazareth e si coinvolge totalmente nella vita dell’uomo da donargli sé stesso. “Nessuno”, ci dice l’evangelista Giovanni, “ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Il Dio di Gesù Cristo è colui che considera l’uomo amico, degno dunque pertanto di accogliere la sua stessa vita e perciò capace di condividere lo stesso dono di grazia. Il Dio cristiano è colui che fa dell’uomo una famiglia di figli amati e una comunità di amici capaci di riamare nello stesso modo in cui il Figlio, l’Amato, ha dato la sua vita. […]

La croce ricorda a ogni uomo non solo che è stato amato così tanto da valere la stessa vita di Dio, ma anche che in ogni momento della sua esistenza quotidiana, egli stesso ha la possibilità e la capacità di poter consegnare la propria vita e di farne un dono di grazia. E questo perché la croce non è dono di morte, ma dono di vita. Vita che nasce e fiorisce da quella stessa morte e che da allora in poi porta frutto in ogni piccolo gesto, offerta, preghiera, dono, capacità di uscire da sé per l’altro, che si condivida con l’uomo della croce. […] La storia della croce è, dunque, la storia di un Dio consegnato per amore all’umanità perché questa in ogni gesto d’amore donato e offerto agli uomini possa portare vita in abbondanza, vita che nasce dalla capacità di perdere sé stessi per far felice l’altro, vita che nasce dalla capacità di consegnare la propria vita perché l’altro possa essere amato.

Via Crucis LourdesDi fronte alla croce, allora, non esistono eroi, ma persone capaci di accogliere nella gratuità un dono che allarga le potenzialità dei nostri piccoli gesti, che illumina le nostre scelte quotidiane, che accompagna le fatiche del nostro andare, che apre il cuore alla diversità degli altri che incontra, perché in noi e attorno a noi, grazie alla potenza dell’amore donato perché crocifisso, possa fiorire con abbondanza di vita tutta quella porzione di umanità che nel tempo e nella storia ci è dato di “incrociare” nel nostro cammino.

La croce non è un oggetto da appendere a un muro, nonostante il cristianesimo fin dalle sue origini abbia avuto la certezza che la venerazione delle immagini fosse l’adorazione della persona in esse rappresentate, la croce è una Parola da vivere. […] La croce è segno che spinge le nostre scelte quotidiane e le nostre azioni ad accogliere la vita degli altri in qualsiasi modo essa a noi si manifesti […] perché a sua volta ciascuno possa vivere perché capace di amare.

"Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rm 5,7-8)

Di fronte alla Croce, di fronte a ogni croce, la domanda da farci non è tanto se sia più o meno giusto o opportuno lasciarla esposta o convogliarla verso la devozione silenziosa e discreta dei credenti. Di fronte al dono di vita di un Dio crocifisso per amore, la domanda centrale per coloro che sono credenti è quanto la nostra vita, in ogni momento della sua esistenza, sia una vita “pasquale”, mentre la riflessione per tutti coloro che si definiscono “laici” o per tutti coloro che non vivono la fede cristiana, debba essere quanto la memoria di un dono gratuito, riversato in abbondanza sul mondo per il bene dell’umanità, sia capace di suscitare in ciascuno sentimenti e atteggiamenti orientati a edificare nel bene e nella giustizia la vita sociale, politica, economica della comunità umana in cui ciascuno vive.

Sr Amelia Grilli (Roma Montemario)

26 luglio 2018

croce in memoria di Ryan

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di Sr Amelia Grilli op
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