Commento al Vangelo di Marco (capitolo 5, versetti 21 - 24, 35 - 43) 

Prese la mano della bambina e le disse:
«Talitàkum», che significa:
«Fanciulla, io ti dico: àlzati!».
E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni.
(Mc 5,41-42)

resurrezione figlia di GiairoMentre Gesù parla e insegna alle folle gli viene incontro un uomo, Giàiro. È un capo della sinagoga, è un uomo conosciuto nella zona, è un uomo angosciato, è un papà che soffre: «Vieni! Mia figlia è molto malata. Vieni a imporle le mani perché viva!». Vieni, intervieni tu là dove noi non possiamo più nulla, là dove rimane solo lo spazio di una fede che spera. Vieni, anche solo il tocco della tua mano può dare vita. Vieni, ti prego!

Ha fede, Giàiro. È sicuro che Gesù può guarire sua figlia, può intervenire e cambiare la situazione, trasformare il pianto in gioia, la morte in vita. Ma quando giungono a casa si ode un caos di suoni: lamenti, pianti, grida, rumori aspri e duri. In quel trambusto di voci e gesti disordinati, Gesù interviene: «Non temere. Continua ad aver fede. Continua a credere». E la calma e la pace scendono nel cuore di Giàiro che va oltre a ciò che i suoi occhi sembrano vedere. Ha ancora fiducia in Gesù, sa – ed è una certezza che gli proviene dall’alto e da dentro – che può ancora sperare.

E Gesù entra in quella stanza apparentemente ormai chiusa alla vita. Entra solo, senza folla. Ad accompagnarlo i genitori della bambina, chi un tempo le ha dato la vita. Non è una scena per chi ama i talk shows, gli spettacoli multimediali, le storie eccessive o le fake news. È una storia semplice, la storia di una famiglia, di un papà e una mamma e una figlia gravemente malata…morta e tutto il carico di sofferenza di un legame che tiene unite le persone anche nel terribile momento in cui il legame sembra venir meno con l’affievolirsi del soffio di vita.

Con delicatezza Gesù sfiora le dita della bambina, ne stringe la mano. Una stretta solida, forte, decisa, gentile. «Talitàkum»: «Alzati, ti dico».È un comandamento autorevole, quasi in contrasto con la gentilezza del tatto. «Talitàkum». «Alzati, ti dico». Non rimanere agli albori della vita, non chiuderti all’esistenza, avanza nel mondo. Ti ho voluta qui, ora, in questo tempo e in questo luogo. La tua presenza è il tocco in più di bellezza e femminilità che ho voluto donare a questo mondo, a questo tempo. «Talitàkum»: «Alzati, ti dico». Non temere il buio del dolore, le notti dell’incomprensione, le fatiche quotidiane del crescere, la bellezza fragile e tenace dei legami, l’attenuarsi dei sogni dell’infanzia e la realtà spesso grezza che dovrai levigare col tempo e la pazienza. «Talitàkum», «Alzati, ti dico». La stretta di mano è ferma, determinata. E in quella stretta passa la Vita del Figlio di Dio venuto ad incontrare ogni uomo, ogni donna, venuto ad incontrare una bambina che si affaccia al suo futuro. Una stretta di mano e una parola «Talitàkum». E una guarigione accade perché Gesù la compie, una resurrezione avviene a favore di questa ragazzina perché percorra fiduciosa la sua storia, la sua vita.

Missione Piccola

Che cosa avrà vissuto Giàiro, che cosa sarà passato nel suo cuore di padre? Come avrà percepito quella ragazzina la stretta di mano di Gesù? Che cosa avrà sentito passare nella sua carne e nella sua anima? Non lo so Signore, posso solo immaginare l’esplosione di gioia che li avrà attraversati, il ruscello di vita che avrà debordato dal loro cuore verso tutti.

Ti chiedo oggi, Signore, fa’ che io viva della stessa fiducia di Giàiro, della stessa risposta ferma della fanciulla che al suono della tua voce e del tuo comando si è alzata decisa e ha seguito la tua voce, le tue parole! Possa anch’io accogliere con lo stesso abbandono e la stessa trepidante fiducia la Vita che tu mi doni perché io viva, qui, in questo tempo, in questo luogo.

Sr. Rosina Barbari (Ponte della Priula, Italia)

30 giugno 2018

 

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