sur le tombeau de Mère Gérine

Come fare di questo triduo un momento di grazia, d’ispirazione, di slancio apostolico ? Ho provato a rispondere a questa domanda da diverse settimane cercando di guardare, di capire Madre Gérine con rinnovato entusiasmo alla luce di questa parola di vita del salmo 149: "Dio riveste gli umili di salvezza" Sì, la vita della nostra fondatrice ancora una volta mi ha interrogato... Che cosa ha motivato un così prodigioso fiorire di fondazioni, di comunità? Madre Gérine è riuscita a realizzare il sogno che portava nel suo cuore, il sogno di Dio per lei? Qual è il segreto di una vita riuscita agli occhi di Dio, anche se apparentemente non sempre è tale agli occhi degli uomini? Chi è Madre Gérine per noi? In che modo la storia di Madre Gérine fondatrice ci illumina? Cosa possiamo imparare da lei e cosa si aspetta ella da noi?

Avremmo tanto desiderato che ci lasciasse qualche traccia della sua ricerca di Dio; invece non abbiamo nessuno scritto che riporti il suo percorso spirituale. Molto eloquente, della vita di Madre Gérine, è il silenzio! Il silenzio degli umili! Spetta quindi a noi oggi, nel 2017, decriptare il suo itinerario spirituale, scoprendo la linfa nascosta di certi fatti e affermazioni raccontati nel libro di Padre Bonhomme – scritto nel 1913 – e anche alla luce della lettera che ella scrisse al Vescovo della diocesi di Fermo il 27 marzo 1877.

Prima di tutto, per comprendere meglio il fiorire delle fondazioni, è importante ricordare che l'esperienza spirituale di Madre Gérine affonda le radici a Chaudesaigues, luogo dell'incontro con la miseria umana, a contatto della quale ella riconosce una chiamata a manifestare la vicinanza misericordiosa di Dio. Con questa convinzione, Madre Gérine, come San Domenico quando lasciò Osma per accompagnare il suo vescovo in Danimarca, risponde positivamente alla richiesta di Madame de Cercy e va a Tolosa a prestare le sue cure ai malati di quella città. Il bene che viene fatto senza rumore si diffonde rapidamente, ciò spiega come ognuna delle fondazioni dell’epoca, in Francia come in Italia, costituisca una testimonianza e un annuncio profetico della sua umile risposta alla chiamata a prendersi cura dei corpi e delle anime.

Entriamo così nella logica evangelica del suo carisma di fondatrice, ispirato dalla grazia di Domenico e di Caterina da Siena: grazia di misericordia, "amore attivo e inventivo". Una compassione che mai viene meno (cfr. Is 50, 4).

outils anciens

Cresciuta con la sua famiglia in un ambiente rurale povero, Madre Gérine opterà istintivamente per uno stile di vita modesto e sobrio, in uno spirito di povertà tipicamente domenicano. Come dimenticare il loro arrivo ad Albi nel 1842 al n. 10 della Rue du Collège, la Marmite ? "Modesta per il suo nome, la casa nella quale Madre Gérine è appena arrivata, lo è anche per il suo aspetto triste e sbiadito... Alcuni mobili, dei letti di ferro, un po’ di biancheria, il tutto probabilmente di seconda mano, perché fornito dalla carità pubblica, e infine le prime provviste per la casa: il pane del giorno che le suore chiedono ogni mattina nella preghiera" . Senza dubbio Madre Gérine nutre la convinzione che Dio non dimentica gli anawim − gli umili − e che è sempre vicino a coloro che si affidano a Lui. Questo è il motivo per cui il versetto 4 del Salmo 149: "Dio riveste gli umili di salvezza" si addice bene a Madre Gérine. Per lei, Dio avvolgerà gli umili della sua salvezza. Padre Lacordaire aveva ragione: ella aveva veramente lo spirito di San Domenico, "come lui con gli occhi rivolti al cielo e un sorriso di carità verso la terra".

Proviamo ora a decifrare il dialogo che si svolge a Rodez tra Madre Gérine e il canonico Caubel! Dal momento che egli ha intenzione di aprire una scuola, le chiede subito i suoi titoli, i diplomi. Madre Gérine non ne ha! In seguito al dialogo, il canonico comunque le scrive, il 25 marzo 1842, per chiedere il suo aiuto nel gettare le basi di questa istituzione e, il 3 febbraio 1843, osa scriverle: "ma per ottenere più successo, dovreste prendere alcune lezioni di scrittura, imparare a fare i calcoli, conoscere un po’ di geografia e un po’ di grammatica. Dovreste anche applicarvi a parlare bene, intendo parlare elegantemente, e ad acquisire un buon accento. Quindi fareste bene a prendere qualche lezione a Tolosa"

Cosa possiamo dedurre da questo episodio? Ammettere in tutta semplicità che la nostra fondatrice non si impone per il prestigio e la competenza letteraria perché lei ha ricevuto solo un'istruzione rudimentale: i primi elementi di scrittura e di grammatica. La famiglia aveva bisogno di lei quando era ragazzina, ed ella aveva dovuto abbandonare la scuola per rimanere in casa ... La condizione per la riuscita, secondo il canonico, richiedeva eleganza nel linguaggio, conoscenza del calcolo e della geografia, Madre Gérine avrebbe anche dovuto prendere qualche ripetizione. Avremmo la tendenza a deplorare il commento denigratorio del canonico, ma è necessario riconoscerlo oggettivamente come un incoraggiamento a migliorare il suo livello intellettuale, per poter riuscire nell’insegnamento. Ma la logica di Madre Gérine è un'altra! La vera conoscenza non è la carità, la scienza pratica dell'amore, la saggezza della Croce? Quella conoscenza che ha attinto nel porre uno sguardo umile sulla Pietà, la cui corona di spine è un simbolo della regalità umiliata di Gesù. Lungi dall'essere offesa, umiliata dalle osservazioni del canonico, Madre Gérine accetterà di formare le novizie e le aspiranti giunte da Rodez nel giugno del 1843, e tornerà a Tolosa nel 1844; l’abate Combal si impegnerà a far fruttificare ciò che ella aveva seminato, fondando per queste prime giovani donne la Congregazione delle Domenicane di Gramond. Madre Gérine è per noi un bellissimo esempio di modestia, di nascondimento: "essere per gli altri uno stumento che si utilizza e poi si dimentica". Relativizzando i suoi limiti umani, ella prosegue il suo cammino. Questo evento di Gramond ci manifesta chiaramente che Dio sceglie gli umili per far riuscire la sua opera di Salvezza: essere vicini a coloro che soffrono. Attraverso Madre Gérine, Dio, riveste di Salvezza gli umili.

A Lisle-sur-Tarn

È ciò che emerge anche dalla convinzione che Madre Gèrine espresse con forza al conte Edouard Gardès durante la visita a sua moglie gravemente malata. "Mi faccia vedere la Signora, le porto una croce." "Ma mia povera sorella! - rispose il conte nella sua disperazione - Croci! croci! ne abbiamo già abbastanza in questo momento!" Tuttavia, la lascia entrare nella stanza e Madre Gèrine depone la croce contenente le reliquie di San Domenico accanto all’ammalata che, con grande stupore di tutti, riapre gli occhi, primo segno della sua inaspettata, miracolosa guarigione. La presenza, la preghiera, il gesto audace di Madre Gérine riflettono il suo spirito di fede, proprio degli umili sicuri che Dio riuscirà. Non è questo un annuncio implicito che la Croce è fonte di Salvezza? Ne consegue che il conte, volendola ringraziare, le chiede di esprimere un desiderio e lei dirà spontaneamente: una fondazione a Lisle d'Albi. "E le cose non andarono per le lunghe". Questa espressione, riportata a pagina 53 dal P. Bonhomme, ci fa capire che Dio agisce, riesce nei suoi intenti grazie all'umile operaia che è Madre Gérine, ma anche per la cooperazione di tante persone che non esitano ad offrirle il loro aiuto, come ad esempio la signora Pape Carpentier che a Parigi formerà a sue spese le sorelle destinate all'educazione dei bambini e alla cura dei malati.

Ma non sarebbe opportuno per noi oggi constatare che il progetto di Madre Gérine, di fondare comunità una dopo l’altra, in base alle chiamate ricevute in Francia, ha portato, pur con le migliori intenzioni, ad una mancanza di discernimento, di unità? La signora Conte de Bonet, in una lettera del 13 gennaio 1858, scrive a Madre Gérine che il vescovo Mgr. Gervais e il sindaco di Perpignan aspettavano con impazienza l’arrivo delle suore. Giunte sul posto, cercano di rispondere attentamente ai bisogni della gente, ma, nel giro di quattro anni, si insinua nella comunità un clima di indipendenza rispetto alla Casa Madre di Albi. La spinta all’autonomia le porta ad un allontanamento dalla Casa Madre e, dopo la morte di Sr Céleste, superiora della comunità, le suore si sentiranno abbandonate a loro stesse, senza una guida. Monsignor Ramadié, succeduto a Mgr Gervais, chiede che la comunità rinsaldi il legame con la Casa di Albi, ma quattro suore rifiuteranno e andranno a stabilirsi nel dipartimento del Gers, dove fonderanno la Congregazione delle Suore Domenicane di Auch.

Un altro episodio che evidenzia mancanza di coordinamento è quando, per esempio, durante un viaggio in Italia, tarda a rispondere al vescovo di Perpignan, Mgr Ramadié, che le aveva chiesto di nuovo, nel 1864, altre suore per poter continuare la presenza presso i malati. Il vescovo, allora,chiamò delle suore di un’altra Congregazione e accolse la tardiva risposta di Madre Gérine con queste parole: "Figlia mia, arrivate troppo tardi! Ho inviato il mio vicario generale a Bordeaux ed è tornato con quattro suore della Speranza".

Questa storia della comunità di Perpignan ci apre gli occhi, oggi, nel 2017, sulla realtà: la storia della Congregazione si costruisce attraverso i meandri dei caratteri diversi delle suore, dei vescovi, degli imprevisti favorevoli o sfavorevoli che tracciano il percorso di una fondatrice la quale non sfugge alla condizione umana, nemmeno alla "malattia che l’aveva trattenuta in Italia più a lungo di quanto avesse previsto" (cf. Bonhomme, pag. 112). Tutto questo ci invita oggi a riconoscere con umiltà che la Salvezza attraversa le situazioni di scacco; è un’evidenza per noi oggi perché altre due Congregazioni hanno trovato il loro cammino grazie a Madre Gérine: le domenicane di Gramond e le domenicane di Auch.

Il segreto di una vita riuscita per Madre Gérine? Una vita donata che sa rinunciare al superfluo, attraverso il crogiolo della temperanza nella vita di tutti i giorni: la Madre abitua le sue sorelle che assistono i malati a privarsi dello zucchero nel caffè quando ne viene loro offerto. Questo può farci sorridere oggi, ma ci mostra la forza d'animo che ella cercava di trasmettere. Consegna alle sorelle che lascia a Genova con solo un sacco di patate, la sua ferma fiducia nella Provvidenza: "Io confido piccole sorelle che il buon Dio che vi ha chiamate qui vi nutra come fa per gli uccelli del cielo."

Davanti al nuovo campo apostolico aperto in Italia, Madre Gérine sollecita la benedizione di Pio IX con l'audacia di una umile fondatrice che accoglie il dono della calotta pontificia in cambio di quella di seta bianca che ha offerto con modestia al Papa, da cui riceve la parola di invio in missione: "Andate, figlia mia, impegnatevi a diffondere il vostro Istituto più che potrete". L'incoraggiamento è importante! Ella potrà scrivere al vescovo di Fermo il 27 marzo 1877 che grazie alla Provvidenza 33 comunità stanno prosperando.

Eppure …. Come non evocare il momento d’ombra delle dimissioni di Madre Gérine nel 1879? E’ una decisione personale di Madre Gérine, che si rende conto del peso della fatica, della malattia, degli scossoni dell’itineranza dopo 39 anni di servizio instancabile e disinteressato?

Soffermiamoci su quello che le scrisse il 12 settembre 1879 la signora Avrouin da Amélie les Bains: "Ho appreso dalle vostre figlie tornate alla loro casa di Amélie quanto siete stata malata e quanto stiate ancora soffrendo. Ne sono molto triste e volevo farvelo sapere subito." Ne seguì una rapida risposta da parte di Madre Gérine: "Ho ricevuto la vostra lettera del 12 corrente mese. Sono contenta di sapere che la recinzione del giardino è stata ultimata e che la casa è ora adeguata per le sorelle. Sono contenta che tutto sia stato completato prima delle mie dimissioni che ho appena dato. Madre Albert, che mi sostituisce, verrà di persona a ringraziarvi non appena i suoi impegni glielo consentiranno."

L'évêque d'Albi bénit nos soeurs du Nigéria

Dobbiamo supporre un suggerimento oppure ammettere un'insistenza impositiva da parte di Mons Ramadié? Costui non mostrava alcuna simpatia nei confronti di Madre Gérine, per diverse ragioni: la partenza delle sorelle da Perpignan, il ritardo della risposta di Madre Gérine alla richiesta dell’invio di altre sorelle, e soprattutto la conoscenza dei gravi fatti che avevano turbato le comunità di Tolosa e di Carcassonne in palese disaccordo con i loro vescovi. Un’occhiata agli archivi diocesani di Carcassonne permette di chiarire meglio tutti i meccanismi che hanno nuociuto alla Congregazione: la promessa orale del vescovo di aprire un pensionato e costruire una cappella, (promesse che in seguito egli negherà), il rifiuto momentaneo da parte di Sr M Louise di trasmettere i conti, la decisione episcopale di murare la cappella, la concorrenza di un'altra congregazione per l’insegnamento. Dobbiamo considerare la nostra storia con lungimiranza e realismo, per poter capire la criticità della situazione nel quale si è trovata Madre Gérine per il fatto che la priora di Carcassonne era Sr Marie Louise, sua sorella di sangue (la Madre era a conoscenza di quanto stava succedendo con il Vescovo?). I Vescovi di Tolosa, di Carcassonne e di Albi sono in relazione tra di loro; quindi non restiamo sorpresi delle ripercussioni a cascata dei fatti che porteranno alle dimissioni. Mons Ramadié, a conoscenza delle nuove Costituzioni elaborate con il Padre Coudreau, non condivide la decisione del 1865 di un incarico a vita come priora generale (le Costituzioni del 1866 parleranno di un mandato di sei anni rinnovabile). Inoltre, voler diventare una congregazione di diritto pontificio, come aveva richiesto con coraggio Madre Gérine, significava sottrarsi alla sua tutela diocesana, fatto spiacevole per il vescovo di accertata tendenza gallicana. I vescovi d'Italia, d'America e due vescovi di Francia avevano inviato delle lettere testimoniali che non furono consegnate alla Sacra Congregazione. Madre Gérine si è trovata a doversi confrontare con la superiorità e l'arroganza maschiliste; esattamente all’opposto di quelle che dovrebbero essere "mutuae relationes".

Quello che è certo è l’isolamento che colpirà Madre Gérine a seguito delle sue dimissioni volontarie o forzate e della scelta che farà di lasciare Albi, che ella tanto amava, per andare prima a Chaudes-Aigues e poi a Carcassonne, dove passerà gli ultimi otto anni della sua vita. Non sappiamo come la Madre affrontò questa tappa, ma possiamo pensare che ella l’avrà offerta con la profonda convinzione che "se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, porta frutto in abbondanza." (Gv 12, 24). Anni di contemplazione della Pietà le avevano permesso di entrare nella logica del chicco di grano che muore, la logica del dinamismo pasquale di Gesù che "riesce" nella sua vita donandola fino in fondo.

Qual è il segreto di una vita di successo agli occhi di Dio? E’ una vita in cui Dio "come un sarto taglia il mantello del nostro destino a nostra misura, e non si sbaglia". Madre Gérine ha fatto questa esperienza. Il versetto del salmo "Dio riveste gli umili di Salvezza" le calza a pennello, a lei che aveva osato affermare che si considerava "meno di niente, perché il nulla non offende Dio". La sua umiltà è prova di magnanimità ed è ciò che ammiriamo in lei. Ella non intraprese cammini di grandezza che la superavano. "La virtù del fallimento" ha contribuito alla sua santità. "O Dio, la santità è la tua strada". E mentre non v’è dubbio che tutti gli uomini siano chiamati alla santità, non esistono due santi che raggiungano il paradiso per la stessa strada". Madre Gérine ha ben compiuto quello che Caterina da Siena scriveva ad uno dei suoi discepoli: "Dio vi ama più di quanto voi amiate voi stesso, dispone le circostanze di luogo e di tempo, permette la gioia o la prova per farvi raggiungere il grado di perfezione in cui Lui vi vuole." Il successo di una vita non si misura in base alla quantità degli applausi, ma spesso è nel nascondimento, come il lievito nell’impasto. Dio che vede nel segreto ha fatto crescere nel corso degli anni ciò che Madre Gérine ha seminato umilmente attraverso carenze, errori di organizzazione, di relazioni e molte incomprensioni, ma anche con le sue intuizioni evangeliche di bontà e semplicità e di fiducia nella Provvidenza che provvede.

Cosa si aspetta Madre Gérine da noi? Ella continua a darci appuntamento là dove le miserie umane stanno guadagnando terreno. Contraddizioni e aspirazioni si intrecciano in coloro che incontriamo: desideri e slanci di trascendenza, di ricerca di Dio sono attraversati da impulsi di violenza, di rifiuto di Dio. La nostra fondatrice ci invita, nei 13 paesi dove siamo, a fare in modo che il progetto di Dio si realizzi impegnandoci a respingere il più possibile tutto ciò che soffoca, sclerotizza, avvilisce la dignità dell'uomo creato a immagine e a somiglianza di Dio. Ella si aspetta da noi un cuore contemplativo e apostolico e che lasciamo che la misericordia - amare come Dio ama - diventi la radice del nostro agire e della nostra preghiera, della nostra gioia.

avec l'évêque de Carcassonne

Madre Gérine, ci hai affidato il tuo segreto: il segreto del cuore! è il segreto del cuore che ti ha dato l'audacia di inviare due novizie in California, delle sorelle in formazione alla signora Pape Carpentier, di non rifiutare a Sr Catherine Attané, arrivata da poco nella comunità di Genova, di accompagnare una ammalata su una nave per l'America Latina nel 1872, di aver fondato la tua congregazione senza cercare il sostegno di un prete, ma appoggiandoti a Dio e alla regola del terzo ordine che aveva plasmato la tua vita paesana. E’ il segreto del cuore che ti ha dato il coraggio di esprimere chiaramente il tuo spirito ecclesiale universale, ricevuto quando hai incontrato Pio IX, davanti a Mons. Ramadié, vescovo autoritario e gallicano. Questo spirito ecclesiale universale è per noi un successo, una riuscita. Grazie per la tua vita donata così come l’hai vissuta. Ti esprimiamo in questo giorno 31 dicembre 2017 - 130mo anniversario della tua morte, la nostra gratitudine per averci riunite dopo un lungo periodo di separazione, attraverso un cammino in più tappe: il centenario nel 1987, la fraternità Madre Gérine nel 1992, la nascita della nuova Congregazione nel 2005. Non possiamo dimenticare che la tua Congregazione è stata ampliata attraverso la fusione con le suore di Nostra Signora di Guadeloupe - 1 maggio 1958 - e le Suore della Divina Provvidenza di Teresa Solari il 10 giugno 1990 che hanno accolto il tuo progetto di vita che non è altro che il progetto di vita di Gesù Salvatore.

La riuscita di Dio è la Salvezza: Dono di Dio che riconcilia, che divinizza, che dà grazia. Dio dà la Salvezza a coloro che credono in Lui. Madre Gérine ha creduto e oggi saremo beati se manterremo questa convinzione che la vita di successo non è quella che sbalordisce, senza mai conoscere il fallimento, ma è quella che ripone fiducia nella Parola di vita: "Dio riveste gli umili di Salvezza" .

Madre Gérine, continua senza stancarti a vegliare su di noi!

Albi, 31 dicembre 2017

Sr. Claire Marie Sinitambirivoutin, Delegata della delegazione di Francia e Spagna

Leggi La Preghiera secondo M. Gerine (Sr. Elvira)

 
 

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