conferenza su Madre Gérine di sr Elvira Bonacorsi

Non è per niente facile, mie care sorelle suore e laiche, parlare della preghiera di Madre Gérine e di quello che lei pensava della preghiera, non abbiamo alcun testo a riguardo, salvo qualche breve testimonianza delle prime sorelle. Per comprendere qualcosa della preghiera secondo Madre Gérine, bisogna quindi guardare con attenzione la sua vita e il suo modo di muoversi e di aiutare gli altri.
Pensando e cercando, perciò, di entrare nell’intima esperienza di preghiera di Madre Gérine, ho pensato che possiamo sostare a contemplare la nostra Fondatrice in quattro suoi modi di pregare, che a me sono risultati i suoi abituali. Essi, secondo me, hanno animato, sostenuto, fortificato tutta la sua vita di donna, domenicana, di fede e di missione, senza essere lunghi tempi trascorsi in cappella. Tali modi sono:

1. Davanti a Maria, la Vergine della Pietà.
2. Nella recita del Rosario.
3. Nell’adorare l’Eucaristia
4. Nell’ascolto di Dio che parla negli avvenimenti, nelle sorelle, nei fratelli.

1.  Davanti a Maria, la Vergine della Pietà

Francesca Caterina Fabre nacque e fu battezzata a Saint Geniez d’Olt, nel sud nella Francia, nel dipartimento dell’Aveyron, dove si trovava temporaneamente la sua famiglia, a causa del lavoro del papà, ma visse la sua infanzia e la prima giovinezza a Saint Martial, un piccolo paese del dipartimento del Cantal, sempre nel sud della Francia. S. Martial era veramente un piccolo villaggio di campagna, come lo è ancora oggi, che contava un gruppetto di case disposte intorno ad una chiesetta e a un cimitero, che con il loro antistante piazzale costituivano e costituiscono il centro della vita del paesino. Vi abitavano contadini ed operai con le loro famiglie, che conducevano la loro vita e il loro lavoro nella semplicità e nella povertà dell’inizio del 1800. Non conosciamo come vivevano concretamente la fede e la preghiera nella famiglia Fabre, ma se consideriamo i risultati e il seguito della storia, (la mamma e le 5 figlie diventeranno Terziarie domenicane), possiamo, credo in verità, immaginare una famiglia profondamente cristiana e che in diversi momenti pregava insieme. Possiamo immaginare i genitori Fabre e i loro sette figli che pregavano al sorgere del giorno, che pregavano prima dei pasti, che pregavano, quasi sicuramente il Rosario, prima di andare a dormire la sera.
S. Martial si trova non lontano da Chaudesaigues, la cittadina famosa, già a quel tempo, per la sua sorgente naturale di acqua caldissima, usata negli stabilimenti termali per le cure degli ammalati. A Chaudesaigues c’erano piccoli negozi per le provviste delle famiglie, c’erano le Suore della Presentazione che avevano una scuola Elementare con un educandato di ragazze, ma soprattutto c’era e c’è il Santuario della Vergine della Pietà
La ragazzina Francesca Caterina venne messa come educanda presso le suore della Presentazione per frequentare le prime classi scolastiche, ma poté rimanerci molto poco tempo, perché nacquero altri fratellini e lei, più grande, dovette prendersene cura, quindi dovette rientrare in famiglia, avendo imparato molto poco del leggere e dello scrivere. Aveva però conosciuto qualcosa di molto importante per la sua vita spirituale e per la sua missione futura di Fondatrice della nostra Famiglia religiosa: era andata con le suore e le educande molte volte al Santuario della Vergine della Pietà, che si trova in alto sulla stretta vallata, che separa S. Martial da Chaudesaigues, tra le prime case della stessa cittadina. A quel Santuario e davanti a quella statua di Maria che ha sulle ginocchia il Figlio Gesù morto, Francesca Caterina ritornò spesso, quando inviata dalla mamma andava a fare le povere provviste per la famiglia, percorrendo a piedi la strada da S. Martial a Chaudesaigues. E ci tornò certamente anche con la sua parrocchia nelle feste della Madonna e nei pellegrinaggi del popolo cristiano di quel tempo, molto devoto della Madre Addolorata, come ancora testimoniano le molte statue della Pietà nei paesi e nelle città del Sud della Francia.
Nostra Signora della PietàEntriamo con Francesca Caterina in quel santuario e inginocchiamoci con lei davanti alla statua della Pietà, che è posta sull’altare maggiore, là, nell’abside della chiesa. Contempliamo con lei: Maria, la Madre Addolorata è seduta e sulle sue ginocchia è steso il Figlio Gesù morto. Maria ha lo sguardo verso l’alto e le mani giunte: è quindi in preghiera. Sul suo volto vediamo i lineamenti della sofferenza di una madre che ha perso il figlio, ma sono quelli di una sofferenza pacata, propria di chi accetta per motivi profondi e di fede un dolore così grande.
Il tenere il corpo di Gesù senza vita sulle ginocchia da parte di Maria può essere considerato un gesto di offerta e, allo stesso tempo, di accoglienza. Maria di Nazareth, la mamma di quel figlio speciale, fa come da altare con il suo corpo a Gesù, che si offre al Padre per la redenzione di tutta l’umanità. E’ quindi unita totalmente alla volontà del Suo Gesù, che ama talmente il mondo da offrire la sua vita fino a morire. Con questo gesto di offerta Maria ripete quel: “Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la Tua Parola”, che aveva pronunziato all’inizio della Sua storia di Madre di Dio. Lei, come il suo Gesù, vuole la salvezza, la felicità di ogni figlio di Dio, Lei la Madre dell’umanità che Gesù ci ha donato prima di morire sulla Croce.
Ma, come dicevo prima, il gesto di Maria è anche un gesto di accoglienza: Gesù rappresenta ogni essere umano che soffre e che muore. Maria è la Madre di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino, che in quel Gesù posto sulle sue ginocchia, lei accoglie. Gesù ha i segni dei chiodi, dei maltrattamenti, della sofferenza e rappresenta così ogni persona sofferente, ingiustamente maltrattata, schernita, ferita, uccisa.
E questo Maria lo vive in comunione con Dio, come dimostrano il suo sguardo verso il cielo, verso l’infinito, e soprattutto come rivelano in modo speciale le sue mani giunte.
Madre Gérine e noi insieme a lei, ammiriamo questa immagine e comprendiamo che la preghiera della nostra Fondatrice è prima di tutto una preghiera di contemplazione, una preghiera silenziosa, che le dona di accogliere in sé il mistero d’amore infinito della Redenzione operata da Gesù per ognuno di noi, per tutta l’umanità. Le dona anche di accogliere il mistero della maternità di Maria per ogni persona che soffre e muore. Ed è in questi tempi preziosi di silenzio e  di meditazione che lei riceve un dono particolare. Come dicono le Costituzioni: “Nella contemplazione del mistero della salvezza davanti alla Vergine della Pietà, il dono della compassione invade il cuore di Madre Gérine rendendola vulnerabile alle diverse forme di malattia, di ignoranza, di povertà.” (Cost. n. 16) Anche lei, come Maria, quindi per questa grazia, che le è donata, diventa “madre dell’umanità” che incontra nelle varie strade e paesi e che il Signore le affida. E’ in nucleo il dono del nostro carisma. Infatti le Costituzioni affermano: “Contemplando la Vergine della Pietà, Madre Gérine accoglie il carisma di manifestare il volto materno della misericordia del Padre” (Cost. n. 4).
La contemplazione della Madonna e la preghiera a Lei resteranno per tutta la vita in Madre Gérine una costante e una pietra fondante della sua spiritualità e della sua vita. Trasmetterà alle sue prime figlie questo primato dato a Maria, questa fiducia in Lei, tanto che quando c’era una grazia speciale da chiedere, le prime sorelle andavano in pellegrinaggio a piedi e pregando al santuario di La Drèche, come ci racconta il P. Bonhomme. E Maria, rispondeva alle figlie con grazie speciali, a volte che sapevano di miracolo.

2. Nella recita del Rosario 

Abbiamo detto che Madre Gérine aveva imparato a scuola solamente le prime nozioni dello scrivere e del leggere. Non possiamo quindi immaginarci la nostra Fondatrice con la Bibbia tra le mani, o mentre studia commenti della Parola di Dio, come dovrebbe essere per una autentica domenicana. Eppure Madre Gérine è una vera domenicana anche in questo aspetto. Non ha libri in mano, ma ha la corona del Rosario.
rosace Notre Dame du RosaireIl Bonhomme infatti, riportando le testimonianze delle prime sorelle dice che: “La Madre portava frequentemente e con spontaneità la mano alla corona del Rosario”: era cioè normale vederla con la corona tra le mani. Non la Bibbia perciò, ma la corona del Rosario. Il Papa ha detto che “il Rosario è la Bibbia dei poveri”. La vera preghiera del Rosario infatti, come tutte sappiamo, non è un ripetersi di preghiere vocali, anche se il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria vengono continuamente pronunciati. Il Rosario è la contemplazione dei principali misteri della storia della Salvezza, della vita di Gesù e della Madonna, accompagnata, potremmo dire, dalla musica delle Ave Maria e delle altre preghiere. I momenti fondamentali della storia di Gesù diventano così per Madre Gérine l’ascolto della Parola di Dio, la meditazione della Parola di Dio, per poi viverla nella vita quotidiana. E, sempre prestando attenzione alle prime sorelle, possiamo davvero considerare che la nostra Madre è costantemente in meditazione, in ascolto della Parola.
Questa semplicità di meditazione della Parola di Dio, non toglie nulla alla sua profondità, alla sua fecondità, all’opera di cambiamento e conversione del cuore di Madre Gérine, che sempre più viene reso simile a quello di Gesù, perché, come dice S. Paolo: “la Parola opera in voi che credete”(1 Tessalonicesi 2,13).
Mi tocca intensamente il cuore pensare, immaginare la nostra amata Fondatrice che continuamente medita e ascolta la Parola, grazie alla preghiera del Rosario. La vedo quando viaggiava a piedi, in diligenza, in battello, la vedo quando cammina per le strade di Tolosa, di Albi, di Lisle sul Tarn, di Tarbes, di Carcassonne … la vedo mentre entra nelle case dei malati, dei poveri … la vedo in tutti questi momenti e tempi con la corona tra le mani, cioè in ascolto e in meditazione continua della Parola. Lei, domenicana povera, poco istruita, “meno che niente”, sa rimanere in continuo ascolto della Parola, grazie a questa semplice preghiera.
Madre Gérine ci dice, con questo suo umile modo di pregare, che la Parola deve abitare il nostro cuore, la nostra mente, tutto il giorno, in qualsiasi circostanza, in qualsiasi occupazione, nella semplicità della nostra vita, o nei grandi impegni che la missione e l’obbedienza possono chiederci.
Ella ci insegna che questo rimanere in ascolto è l’espressione della ricerca di Dio, la manifestazione del desiderio intenso di conoscerlo, di incontrarlo, di comunicarlo, come dicono le nostre Costituzioni: “Abitate dalla Parola, siamo costantemente in ricerca di Dio insieme ai nostri fratelli” (Cost. n. 17)


3. Nell’adorare l’Eucaristia
 
adorazioneNei frequenti viaggi che Madre Gérine, all’inizio della sua missione, dovette fare da Chaudesaigues a Tolosa e viceversa, la diligenza doveva inevitabilmente spezzare il percorso fermandosi, generalmente a Rodez, perché i cavalli potessero riposarsi e nutrirsi. La madre di buon mattino, prima di ripartire, andava nella cattedrale a pregare davanti all’Eucarestia. In uno di questi viaggi, fu vista da un canonico, il canonico  Caubel che seguiva un gruppo di giovani che voleva fossero formate nel carisma e nello spirito domenicano, per divenire una Congregazione domenicana. Tale canonico fu molto toccato dal modo di pregare di questa semplice donna davanti all’Eucaristia, le chiese un colloquio e fu così che Madre Gérine formò il primo gruppo di giovani che diventeranno la Congregazione domenicana di Gramond
Quando da Tolosa la Madre con il primo gruppo di sorelle si stabilì ad Albi, prima esse abitarono per un po’ di tempo nella famosa “marmitta”, appellativo dato alla piccola casa che era situata non molto lontano da qui. Poi, grazie alla fermezza della Madre, cambiarono casa e vennero in questo luogo, allora situato in via del Seminario. In tale casa, che non era certo come è ora, alla madre fu data una cameretta individuale, mentre le sorelle dormivano insieme. Madre Gérine fu felice non per avere la sua povera camera individuale, ma perché quel luogo era vicino alla cappella, dove regnava Gesù Eucaristia, così quando era in quella stanza era anche fisicamente vicino a Lui.
Questi due fatti: il suo modo di pregare davanti all’Eucaristia nella cattedrale di Rodez e la felicità di avere la camera vicino a Gesù Eucaristia, mi pare testimonino bene il suo grande amore per il Pane Vivo.
Possiamo sicuramente pensarla nella cappella di Via del Seminario, inginocchiata davanti al SS. Sacramento di giorno, ma specialmente di notte, perché durante il giorno le cose che doveva fare erano tante. Nella notte invece, quando non era al capezzale di qualche malato, il tempo che dedicava a stare con Gesù Eucaristia era solo rubato al suo sonno. “Il Mistero Eucaristico era il polo d’attrazione del cuore di Madre Gérine”, leggiamo in una sua biografia. Non sappiamo come fosse la sua preghiera in quei tempi beati, sappiamo in ogni modo che il suo cuore era in adorazione e da Gesù, lì presente, prendeva l’energia e la fiducia per la sua vita e la sua missione, per cui, come ci dice il Bonhomme, quando poi parlava con le sorelle o con la gente “le labbra assuefatte alla preghiera, serbavano nella conversazione la calma sorridente di quei colloqui con Dio”

4. Nell’ascolto di Dio che parla negli avvenimenti, nelle sorelle, nei fratelli

chemin spirituel Pietà styliséeIl conte Eduard Gardès, viveva ad Albi con la sua giovane sposa, che aveva appena messo alla luce una bambina. Ma la povera signora, per complicazioni dopo il parto, sembrava destinata alla morte. La Madre viene a sapere questa situazione e si reca in quella casa, per pregare vicino alla malata e per portarle una crocetta con le reliquie di S. Domenico, anche se quel giorno il conte aveva proibito le visite alla malata. E da quella visita la signora si riprende e guarisce.
Questo racconto è diventato famoso nella vita di Madre Gérine, perché generò la profonda riconoscenza del conte Gardès verso la Madre e portò alla fondazione della comunità di Lisle sul Tarn, alla costruzione di una scuola sempre in questa cittadina e alla venuta a Roma della Madre per recarsi dal S. Padre, accompagnata appunto dal conte.
Ma in questa riflessione, ho citato questo fatto come prototipo, emblematico di come la Madre, in clima interiore di ascolto della voce di Dio, sentisse in ogni persona bisognosa, ammalata, povera, la chiamata del Signore presente nei poveri e nei bisognosi a prendersi cura di Lui medesimo, a fare quello che era necessario per vivere veramente l’amore ai fratelli e alle sorelle.
Come pure, sempre con lo stesso significato, è conosciuta da tutte la breve storia, piena di dolcezza e di attenzione, della Madre, che si sfila la tonaca alla stazione, per darla alla sorella che stava partendo e che faceva notare alla Madre la sua necessità di una tonaca. E’ l’attenzione alla voce di Dio, che le parla nelle persone che la rende così disponibile, generosa, vicina ad ogni persona. Ed è il clima della preghiera, è il dialogo continuo con Dio, che la rendono capace di riconoscere questa voce che Lei ama e che la invita a servirlo e a dargli l’aiuto di cui ha bisogno.

La stessa voce di Dio parla a lei negli avvenimenti: a Chaudesaigues ci sono tanti malati, venuti per le cure termali e la Madre invita subito le sorelle ad andare, ed insieme a loro va tutti i giorni a visitarli, a curarli, ad occuparsi di loro.
A Lisle sul Tarn si diffonde la malattia infettiva del vaiolo: tutti i medici e gli assistenti sanitari si ritirano per la paura del contagio, mentre la Madre anima e incoraggia le sorelle a farsi avanti perché è Dio, presente in quei malati, che le chiama per essere curato e loro vanno, restano, curano, a costo di ammalarsi e di morire.
Nella campagna intorno a Saint-Grégoire, i figli dei contadini non possono andare a scuola, perché la scuola è distante, perché non ci sono mezzi di trasporto, perché la scuola costa. Ed ecco la Madre che intuisce, fa costruire e organizza una piccola scuola di campagna, perché tali bambini possano studiare i primi rudimenti del sapere e le ragazze possano imparare anche a cucire e a ricamare.
E potremmo continuare: dietro a tutte le numerose fondazioni in Francia, in Italia, in America del Sud, nel giro di circa 37 anni, c’è la motivazione dell’ascolto da parte di Madre Gérine della chiamata di Dio, presente negli ammalati, nei poveri, in chi ha bisogno di istruzione, in chi chiede conforto e consolazione: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero ammalato e vi siete preso cura di me, ero solo e mi avete visitato, ero ignorante e mi avete istruito … quello che avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli, l’avete fatto a Me”.
Sono molti i modi attraverso cui arriva alla Madre questa supplica: le persone malate che chiedono aiuto direttamente, le autorità cittadine, qualche vescovo, qualche sacerdote, l’imperatrice stessa … ma in tutti questi appelli, Madre Gérine sente e riconosce sempre la stessa voce di Gesù, che le chiede di amarlo e di servirlo.
Solo in clima di autentica preghiera, di silenzio, di dialogo ininterrotto con Dio, si può riconoscere costantemente questa voce e accoglierla come l’appello della Persona che ci ha amato fino a dare la vita e ora chiede collaborazione per continuare ad amare tutti i suoi figli, in cui Lui è presente. 

Come dicevo prima, di Madre Gérine ci è rimasto poco e niente, nessuna documentazione, nessun scritto che ci parli del suo modo di concepire la preghiera, di viverla e di insegnarla. E’ quindi difficile, ripeto, poter dire come era veramente la preghiera secondo Madre Gérine.
Ma, pensando, leggendo, meditando e soprattutto cercando di contemplarla, ascoltarla nel cuore, secondo me, questo aspetto di Madre Gérine si può sintetizzare così:
Prima di tutto per Madre Gérine la preghiera è l’anima, la linfa di tutta la sua vita.
La sua preghiera non è fatta di tante parole e di particolari metodi efficaci, la sua preghiera è una maniera di vivere nel silenzio, nell’ascolto, nel dialogo, che impregna tutto il suo essere e il suo operare. Tale preghiera è essenzialmente:

- contemplazione dell’Amore di Dio per l’umanità che si esprime nella redenzione, della quale è partecipe Maria
- meditazione della Parola di Dio nei Misteri della Salvezza
- adorazione di Gesù, che ha voluto rimanere tra noi vivente nel Pane Eucaristico
- ascolto di Lui presente nei fratelli e nelle sorelle, che genera amore, servizio, donazione totale della vita. 

Sr M. Elvira Bonacorsi, Priora generale

Albi (Francia), 29 dicembre 2017 

 

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